safari in sudafrica, botswana, namibia


E’ sempre con grande piacere che ripercorriamo i momenti più belli dei nostri viaggi; oggi ti raccontiamo la nostra prima volta in Sudafrica, un’esperienza emozionante che da anni è rimasta scolpita nei nostri cuori.


Arrivati solo ieri, oggi ci stiamo avvicinando al Parco Kruger e alla riserva privata che ci ospiterà nei prossimi giorni. Mentre ci avviciniamo al lodge, attraversando un tratto di 20 km all’interno della riserva, facciamo i nostri primi incontri con gli animai selvaggi: gruppi di zebre, gnu, diversi tipi di antilopi e tanti uccelli colorati.


Arriviamo al lodge dopo un’ora, e prendiamo subito possesso del nostro chalet immerso nella natura, con un’ampia veranda che dà su una pozza d’acqua, dove un gruppo di impala sta abbeverandosi. Vorremmo riposarci un po’, ma una numerosissima famiglia di scimmie comincia a saltare sui rami degli alberi di fronte al nostro chalet e decidiamo di goderci questo inatteso spettacolo.


La sera cala presto e ci prepariamo per la nostra prima cena nel “boma”, alla luce e al calore del grande falò che arde nel centro. La cucina è deliziosa e saporita, un mix di sapori che c’incuriosisce e ci spinge ad assaggiare tutto quello che non conosciamo.


Poi subito a letto; la mattina dopo partiremo di buon’ora per il nostro primo safari che, ci renderemo conto poi, qui regala le stesse emozioni di una battuta di caccia, durante la quale, l’unica arma sarà l’ecologico obiettivo della nostra macchina fotografica, sempre pronta a fare fuoco. E’ questo il motivo principale del nostro viaggio e, senza alcuna fatica, mossi da una profonda curiosità, alle prime luci dell’alba, saliamo sul fuoristrada scoperto, per andare alla ricerca degli animali selvaggi del bush, accompagnati da Bob, il nostro ranger.


I boys ci hanno fornito calde coperte di lana e borse di acqua calda, oggetti ormai poco usati nelle nostre case, ma particolarmente efficaci per riscaldarci mentre il fuoristrada viaggia sulla pista, prima che il sole inizi a riscaldare l’aria. E’ l’inverno australe, il periodo migliore per gli incontri ravvicinati con gli animali selvaggi, perché la scarsità d’acqua li fa convergere alle poche pozze che ancora non sono secche e perché la vegetazione rada consente facili avvistamenti.


Per arrecare il minor disturbo possibile alla natura e agli ospiti, ognuno dei cinque fuoristrada ha preso una direzione diversa all’interno dei 13.000 ettari di savana e foresta che ci circondano. I rangers si mantengono comunque in contatto tra loro via radio, con un sistema di microfoni e auricolari a impatto acustico ridotto, e s’informano a vicenda in caso d’incontri particolarmente interessanti.


Siamo usciti dalla pista per addentrarci nel bush e fermarci a pochi passi da un rinoceronte bianco, con il suo cucciolo di poche settimane, che trotterella al suo fianco e si sporge timidamente per osservarci e prendere le misure del nostro fuoristrada, proseguendo indisturbato, dopo aver compreso che “quel grande animale sbuffante” non rappresenta un pericolo.

Stiamo scattando le ultime foto dei due pachidermi, quando il ranger ci fa segno di tenerci aggrappati perché stiamo per muoverci velocemente verso un’altra zona: un collega lo ha appena informato di aver avvistato una giraffa adulta, assalita poche ore prima dai leoni.

Arriviamo sul posto mentre un folto gruppo di iene, una dozzina, si sta raccogliendo, ingordo, attorno all’enorme animale, ormai privo di vita, per banchettare alle spalle di chi l’ ha cacciato. Ci rendiamo conto che si tratta di un evento poco frequente, perché anche il nostro ranger estrae velocemente la macchina fotografica dalla sua valigetta e comincia a riprendere la scena. Ad un tratto il capo-branco rizza le orecchie e comincia a guardarsi intorno, in attesa che il pericolo che ha fiutato si materializzi; anche il resto del branco interrompe il banchetto, per mettersi in posizione di massima allerta. Passano un paio di minuti di grande tensione; da una radura poco distante, un’enorme leonessa avanza di corsa, con lunghe falcate, i muscoli armoniosamente tesi, due fari gialli al posto degli occhi, lanciando il suo messaggio silenzioso alle iene: “state lontane dal mio territorio e dal mio pasto”. Dapprima le iene accennano a disperdersi, poi sembrano ripensarci e stanno per tornare sui propri passi; in fondo non devono avere timore, sono tante contro una. Ma proprio in quella frazione di secondo, dal boschetto accanto a noi compare, all’improvviso, una seconda leonessa, che continua la sua corsa con la compagna, scacciando definitivamente il gruppo di iene, che fuggono gridando. Siamo così intenti a seguire questo spettacolo, che ci accorgiamo solo all’ultimo momento che la scena attorno a noi sta nuovamente cambiando: una terza leonessa esce dal boschetto e avanza lentamente, con circospezione; dietro di lei una decina di cuccioli, che passano accanto alla giraffa e proseguono in direzione delle due leonesse che, sfinite, per la tensione e per la corsa contro le iene, stanno rientrando lentamente. I cuccioli si avvicinano alle mamme e le leccano, quasi per ringraziarle, e poi, tutti insieme, raggiungono la giraffa per sfamarsi, finalmente in pace.


Stiamo lì ancora un quarto d’ora, a goderci silenziosamente questo documentario, di cui noi stessi siamo protagonisti; a malincuore ci allontaniamo, anche se siamo sicuri che la giornata sarà ancora ricca di sorprese emozionanti. Ritornando al lodge per il brunch, incontriamo piccole famiglie di facoceri, un istrice impaurito che cerca di nascondersi sotto un arbusto, bufali pigramente adagiati nella polvere, velocissimi impala e timidissimi kudu.


Anche se già ampiamente soddisfatti, la curiosità ci spinge a partecipare anche al safari pomeridiano, durante il quale confidiamo d’incontrare animali diversi. Non restiamo delusi. Un leopardo maschio ci fa capolino dalla cima di un albero; in sua adorante attesa, più in basso, una giovane femmina non smette di fare le fusa, ma è troppo giovane per risvegliare il suo interesse, quindi il grande gattone, dopo qualche tentativo di allontanarla, trova una posizione comoda per schiacciare un pisolino, completamente indifferente al suo fascino.


Dopo questo incontro inatteso, mentre riprendiamo la strada per rientrare alla base, incrociamo un’enorme mandria di elefanti che procede lentamente verso ovest, nella calda luce che precede il tramonto e che arricchisce di magia la cavalcata selvaggia di un gruppo di giraffe che si rincorrono.  Ci fermiamo su una collina per goderci lo spettacolo; una birra fresca ci disseta, mentre il sole diventa un’enorme palla di fuoco che la terra inghiotte velocemente, per lasciare posto al cielo stellato dell’Africa.


Questa giornata ha segnato l’inizio della nostra storia d’amore con l’Africa selvaggia che ci auguriamo di poter far scoprire anche a te.


Emanuela e Fabrizio


Share Button
Marbar Consulting Sagl - via Vedeggio, 1 - 6928 Manno - Switzerland - info@adventour.org ©®2013-2015 All Rights Reserved